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May 2006 - SILENZI Venezia - Melbourne - Sydney



May 2006

9 maggio - 23 giugno 2006 Palazzo delle Prigioni



“Gli artisti hanno un compito molto importante che è quello di dare un significato al silenzio nel momento in cui esso rischia di svuotarsi” così Sua Eminenza il Card. Angelo Scola Patriarca di Venezia ha accolto gli artisti nella Sacrestia della Basilica di San Marco a margine della solenne Messa della Domenica delle Palme.
Il percorso parte da Venezia, capitale dell’Umanità in cui il silenzio accompagna dolcemente le tante persone che giungono qui da ogni parte del Mondo per lasciarsi stimolare alla riflessione. Il confronto artistico ha visto protagonisti interpreti contemporanei del “Nuovo Continente” l’Australia e del “Vecchio Continente” rappresentato dall’Italia che avranno poi l’occasione di ritrovarsi il prossimo anno a Melbourne e nel 2008 a Sidney per la Giornata Mondiale della Gioventù alla presenza di Papa Benedetto XVI. Una bellissima esperienza che ha consentito di vivere sei splendide Chiese di Venezia (San Lio, San Giovanni in Bragora, San Moisè, San Salvador, San Trovaso e Sant’Alvise) e di conoscere sei artisti protagonisti di un appassionante confronto. Che le chiese potessero essere luoghi ispiratori di opere d'arte lo possono intuire e comprendere tutti. Che esse potessero divenire l'atelier per una produzione artistica può apparire più strano, specie se poi le opere prodotte non sono destinate a quel luogo. La Chiesa Italiana ha cercato di ristabilire uno stretto dialogo e occasioni di incontro con gli artisti ed il loro mondo; esperienze concrete di collaborazione fra le Diocesi italiane - il Patriarcato in primo luogo – e gli artisti sono andate sviluppandosi nella ricerca di ristabilire quei contatti che potevano portare ad un proficuo scambio, interrottosi nel momento in cui l'arte contemporanea sembrava aver rotto quel sodalizio con i temi sacri, che ci hanno lasciato in eredità il più grande patrimonio artistico culturale del mondo. Era inevitabile che ciò accadesse, che cioè l'arte contemporanea informale trovasse un iniziale rifiuto da parte della committenza ecclesiastica, poiché il linguaggio artistico non sembrava più poter esprimere il racconto della "buona novella", ovvero non sembrava più lo strumento idoneo a narrare il Mistero di Cristo e la storia della Salvezza, come l'arte aveva fatto per secoli. E così quel dialogo e quel rapporto secolare rischiavano di svanire e dissolversi, ma per fortuna di recente, molte occasioni hanno offerto nuovamente l'opportunità di riallacciare i contatti, di riscoprire le reciproche posizioni e attese. Giovanni Paolo II° ha addirittura indirizzato una Lettera agli Artisti contribuendo a ricreare il clima per lo sviluppo di occasioni.
Le chiese hanno visto tornare gli artisti contemporanei a cimentarsi con la loro arte nella decorazione dei luoghi di culto, nella creazione di opere per la liturgia, nella realizzazione di arredi ed elementi funzionali ai riti.
In questa prospettiva di rinnovato slancio collaborativo e di nuove opportunità, il progetto "Silenzi" si inserisce con caratteristiche assolutamente particolari.
In questo caso gli artisti si avvicinano alla chiesa, non per realizzare un'opera destinata ad essa e quindi per il culto e la liturgia, ma per trarre dal luogo sacro una ispirazione. Certo le chiese, ed in particolare le chiese veneziane, di proposte di valore, di ispirazione, di senso ne hanno in abbondanza.
L’esperienza veneziana è iniziata dall’incontro con Don Giammatteo Caputo Direttore Ufficio Promozione Beni Culturali della Curia Patriarcale per l’introduzione al significato del luogo di culto in quanto lo stesso ha avuto modo di dire “una chiesa bisogna viverla e coglierla nella sua dimensione iconica, che è memoria della liturgia che in essa si celebra”. L'immagine di Chiesa e della chiesa insieme hanno avuto così una chiara prima presentazione con l’obbiettivo di fornire agli artisti elementi di riflessione a supporto della loro produzione.
Il momento vissuto all’interno di un luogo di culto o quando ci si pone di fronte ad un’opera d’arte, si manifesta sempre con il silenzio. Un silenzio nel quale si scatenano reazioni ed emozioni differenti legate alla capacità e alla volontà che ognuno ha nel desiderio di approfondire e capire. Un silenzio, che non è assolutamente vuoto ma ricco di sentimenti che unisce l’arte e le religioni in alcuni momenti di sintesi come: l’approfondimento, l’ascolto, l’attesa, la concentrazione, il dubbio, l’elevazione, l’emozione, l’infinito, la magnificenza, il mistero, la paura, la passione, il raccoglimento, la reverenza, il rispetto, il sentimento, la sospensione, la spiritualità, lo stupore e la tensione. Qui trova origine il progetto, capire attraverso l’interpretazione artistica, il rapporto tra l’uomo dei nostri tempi e la sua spiritualità, il suo credo. Creare un rapporto inverso: fare del luogo sacro un rifugio per pensare, capire e produrre. Il Silenzio delle Chiese quindi come strumento per la creatività degli artisti, dunque agli stessi possibilità e responsabilità. Un’esperienza interessante e coinvolgente; un intrecciarsi di idee e visioni che consentono un reciproco arricchimento ed un avvicinamento tra due Mondi, che malgrado tecnologia e progresso, appaiono ancora oggi lontani ma comunque legati dalla continuità dei fatti e degli eventi.

Gli artisti che hanno partecipato:

 

per l'Australia: Tony Garifalakis – Nadine Christensen – Damiano Bertoli
per l'Italia: Silvia Camporesi – Anna Fracassi – Marco Campanini




SILENZI

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