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CALATRAVA'S BRIDGE

VIDEO   1

07.08.2007

Un segno moderno destinato ad aprire una nuova epoca per Venezia attraverso un dibattito che divide ma che allo stesso modo spinge ad aprire nuovi ragionamenti sia sul centro storico che su Mestre. Una grande sfida per lo sviluppo di tutto il territorio comunale.



Le notti tra il 27 ed il 28 luglio (per il trasporto dei conci laterali di 15 metri per 100 tonnellate) e il 7 e l'8 agosto 2007 (per il trasporto del concio centrale di 60 metri per 270 tonellate), rimarranno nella storia di Venezia perchè è stato posizionato il quarto ponte sul Canal Grande ormai noto come "Ponte di Calatrava". Un'importante iniezione di modernità che apre un dibattito sul presente ed il futuro della città lagunare dopo decenni di totale immobilismo. I quotidiani locali hanno anche indetto un referendum per chiedere ai lettori di dare un nome definitivo al ponte. Il ponte di Calatrava al di là che piaccia o no, che sia utile o meno, deve rappresentare il punto in cui Venezia riprende ad essere riferimento nell’architettura, quel ruolo che tempo addietro svolgeva e le veniva riconosciuto. Messe in disparte le puntuali “baruffe chiozzotte” è bene procedere nella concretizzazione del futuro di questo centro urbano che non ha eguali tanto è variegato e difforme (basti pensare quanto è diversa la struttura territoriale fra centro storico e Mestre e Marghera). Un ponte simbolo di modernità e di congiunzione tra realtà diversissime ma egualmente affascinanti. Lavorare per creare una nuova immagine della città e per smentire coloro che continuano ad affermare che non ha futuro. E’ una sfida ed un impegno da prendere.
Nell’area insulare, in passato fonte di proposte all’avanguardia (l’ultima risale all’ormai lontano stile liberty) per dimostrare che segni di modernità possono benissimo convivere con la storia e di questo Venezia è ricca di testimonianze che convivono pur appartenendo ad epoche differenti. Non bisogna avere paura di aprire al nuovo perché è nella nostra cultura accettare e dare spazio a nuove correnti di pensiero. E questo è il momento giusto perché ormai è chiara la volontà di realizzare nel centro storico un importante area per l’arte contemporanea, e se c’è spazio, come ci deve essere, per gli artisti di oggi, ci deve essere anche lo spazio per la progettazione urbanistica. Allo stesso modo bisogna agire su Mestre e su Marghera, centri urbani che sono il risultato di scelte infelici ed azzardate che non hanno avuto del rispetto del territorio (e direi anche dei cittadini). Per farlo è necessario dare una nuova interpretazione all’esistente (con grande attenzione alle aree che si possono recuperare e valorizzare) accostando nuove ed intelligenti infrastrutture. E’ assolutamente necessario stimolare delle migliori espressioni professionali che hanno realizzato in altre parti bellissimi ed avveniristici progetti di riqualificazione urbanistica. Alla luce due concreti esempi: Valencia e Torino. Città che hanno saputo cogliere l’occasione di due grandi eventi (America’s Cup ed Olimpiadi invernali), per realizzare interventi di valorizzazione per le parti storiche ed insediamenti ed infrastrutture moderne per le nuove aree. Tutto ciò si traduce oggi in un notevole salto di qualità dei servizi ed anche l’opportunità vera di proporsi sotto una nuova veste (vedi ad esempio le numerose attività culturali che Torino ha prodotto da due anni a questa parte con positive ricadute economiche per l’intero territorio). Dovrebbe accadere questo anche a Mestre e Marghera: nuova interpretazione urbana (con un occhio di riguardo anche ai bellissimi corridoi acquei che rappresentano vie naturali di congiunzione con Venezia) e nuovo ruolo sociale (culturale, sportivo, mondano, ecc.). Cogliere questa occasione potrebbe aiutare a risolvere molti problemi (sia occupazionali che residenziali, sia per i giovani che per gli anziani). Creando queste basi siamo convinti che le risorse finanziarie ci siano. Da qui l’invito di Fondaco ai professionisti giovani ed a quelli affermati (ricordiamoci che molti sono italiani e sono molto quotati all’estero!), ai nostri imprenditori e alle Istituzioni di aprire un tavolo operativo e concreto per disegnare il futuro urbanistico del nostro Comune. Fare squadra o sistema è questa la sfida che deve essere lanciata attraverso la metafora di un ponte simbolo della modernità e dell’intelletto e da sempre sinonimo di unione. Venezia ha bisogno del supporto di tutto il territorio comunale e viceversa. Tutto il resto d’ora in avanti non ci deve interessare!

 




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